Itinerario monumentale di Sciacca

Un itinerario monumentale di Sciacca, fiorita con gli Arabi e ricca di chiese, fabbriche conventuali, fortificazioni, palazzi, che vanno dal periodo normanno al gotico, dal rinascimentale al barocco e al ‘700.

Se Sciacca non avesse distrutto parte del suo patrimonio storico, artistico e monumentale, documentato dalle varie testimonianze scritte, oggi noi potremmo fare conoscenza con un non comune insieme urbano, a partire dagli Arabi. Certo, Sciacca normanna, in stretta connessione tra potere politico e potere religioso, deliberò un nuovo disegno al fine di adattano alla città conquistata: le fortificazioni delle mura, la edificazione di chiese e della Rocca. Dall’avvento dei Normanni, la città favorì l’insediamento di alcuni ordini religiosi, come quello dei Benedettini, dei Francescani, dei Carmelitani, dei Domenicani e degli Agostiniani. I secoli successivi iscrissero, nella struttura urbana ormai consolidata, edificazioni o restauri di imponenti fabbriche monastiche e conventuali e l’innalzamento di grandi palazzi gentilizi. Chi, giungendo a Sciacca, attraversa la via Federico Incisa che è passaggio obbligato per raggiungere la piazza del Popolo d’improvviso si trova nel cuore della città, tra imponenti vestigia di edifici religiosi e palazzi, considerare accadimenti dal Medioevo all’oggi.Ubicata all’inizio della via Incisa, è la chiesa di Santa Margherita, fatta costruire nel 1342 dall’infanta Eleonora d’Aragona. Liscia è la sua facciata, lisce le paraste agli angoli della costruzione, che s’alza imponente verso il cielo, alla maniera di una torre geometrica, completata in alto da una pesante trabeazione intagliata, sorretta da robuste mensole. E’ ad unica navata; l’unica cappella nel suo lato destro, entrando, molto affondata, ha l’icona di Santa Margherita con le storie del martirio, opera degli scultori carraresi Bartolomeo Birrittario e Giuliano Mancino (1504-1512). All’interno, è ornata da grandi quadri di Giovanni Portaluni, di Michele Biasco, di Gaspare Testone, e da stucchi di Orazio Ferraro, alias Imbarracucina; possiede un bell’organo ottocentesco, opera di G. La Grassa. La chiesa, inoltre, possiede due interessanti portali: uno in stile gotico-catalano orna la facciata principale; l’altro, in marmo bianco, decora il prospetto di tramontana e fu eseguito — in base a documenti ritrovati da Patera — da Francesco Laurana con la collaborazione dello scultore Pietro de Bonitate. Prossima a Santa Margherita è la chiesetta di San Gerlando, con un bel portale in pietra, databile attorno al secolo XIV. A pochi passi di distanza, si leva in alto la chiesa del Carmine, col suo bel rosone gotico lucifero nella facciata, appartenente all’antica. chiesa dedicata al San Salvatore, allora governata dai padri carmelitani. La chiesa del Carmine, riedificata nel ‘700 dall’architetto Andrea Giganti, possiede alcune interessanti opere d’arte: un dipinto raffigurante Sant’Antonio Abate, del saccense Michele Blasco (1664); una statua di San Vito, di autore ignoto (1566); il Transito di Maria, tela di Giovan Paolo Fondulli, detto il Cremonese (1572); il Battesimo di Gesù, lavoro in maiolica policroma di Calogero Curreri (1961); e il sarcofago di Gilberto Perollo, nobile normanno.

In pieno Medioevo >>